domenica 11 agosto 2013

SARO' LAPIDARIA

Care amorfe zucchette,
"Oggi l'inevitabile si avvita in se stesso e quel che deve succedere fatalmente è successo", dicevo ieri tra me e me, quando, allorché! sintetizzavo nel terrazzo assolato la mia molecola preferita, e distraevo la mente dal corpo giocherellando coi bastardi disotto (al prezzo di preziose pietruzze), all'improvviso, sentivo tamburellare nel fido iPod (echeggiante di rossi abbaini) il tal motto: "Figlia di troia! Alla prossima ti denuncio! Barbara!" (parafrasando). Figlia di troia?! A me?! Grazie!! E così, care zucchette, ora ebbe inizio la guerra: alle preziose pietruzze fecero scia i favolosi macigni, incastonati in un futuro: plausibile, bello e trascorso. E già mi vedo, ascrivere il mio fulgido nome di trista Madame al menù affollato di grigia mitologia di quartiere: la stereoscopica, enciclopedica, polifrenica ciclopessa (avente occhio sol per sé, l'istruzione superiore e nessun più) grandinava sugli sparuti pseudo-Argo, dall'incerta etnia, una densa gragnola di mattoni della non-vita, della non-vista: le cellule che cancellano… E poi mi stravedo, scivolare come fantasma sulle ripide, osiriche, wandaliche rampe che da sempre sprofondano in fondo al FORO più fondo e, sgusciando nuda da un visone ancora palpitante, urlare dall'abisso: "Vostra Grazia, mi appello alla Convenzione di Annabella!". E così sia, nell'irreversibile crescendo.


Ciò che più e davvero mi perturba è (il fatto) che la Circe sottostante abbia adoprato gli "amati porcelli" ("Sono come figli" disse un dì la sola troia della presente storia) quali esche vive per Vivi, esiliandoli dal sicuro regno domestico alla mercè viviana (chiusi fuori), e che questa (Lei, io) riconoscendoli senza scampo li abbia risparmiati e riversato la sua ira di calcare sull'infernale, momentaneamente tacito, volpino adiacente, a cui il padrone-genio non aveva lesinato uno squarcio limpido dentro un orizzonte plumbeo: una possibile fuga in Egitto, e un invito. Mi turba il mio buon cuore, zucche.